La nave oneraria romana

Il relitto della nave oneraria romana, situato ad Albenga, è un sito di grande importanza per l’archeologia subacquea italiana. L’immersione, consentita solo previa autorizzazione da parte della Sovrintendenza archeologica ligure, pur non presentando particolari difficoltà ha un fascino straordinario: una montagna di anfore poggia su un fondale sabbioso a poco più di 40 metri di profondità. Intorno il nulla o quasi.

La nave oneraria romana ancora oggi costituisce uno dei più grandi relitti di questa tipologia oggi conosciuti nel Mediterraneo. La sua scoperta riscrive la traccia delle rotte del commercio da e verso Roma. L’analisi delle caratteristiche peculiari delle anfore rinvenute ha consentito la datazione indicativa del relitto: primo decennio del I secolo a.C.

Il relitto di Albenga rappresenta uno dei più importanti ritrovamenti di età romana del Mediterraneo. Si tratta di una nave da carico di grandi dimensioni (oltre 40 metri di lunghezza e 10 di larghezza), a vela e con un carico di anfore e vasellame di vario genere.

Nel 1925 un pescatore del luogo, Antonio Bignone, trovò tra le sue reti alcune anfore, ma fu necessario attendere sino al 1950 prima di assistere a un primo tentativo di recupero, perché il relitto era a 40 metri di profondità, adagiato su un fianco e a circa un miglio dalla costa. Il professor Nino Lamboglia, a bordo della Artiglio, riuscì a recuperare oltre 700 anfore dando il via a una campagna sistematica di scavi subacquei, la moderna archeologia subacquea. Purtroppo all’inizio furono utilizzati strumenti inadeguati, tra cui una benna meccanica, che recarono danni irreparabili al relitto e al suo prezioso carico.

Le ricerche, susseguite negli anni, hanno permesso di ampliare le conoscenze sulla nave e il recupero di molto materiale, tra cui elmi in bronzo e oggetti a uso dell’equipaggio. Il carico, infatti, è ricchissimo e in perfetto stato di conservazione: oltre 10.000 anfore databili tra il 100 e il 90 a.C., oltre a piatti e ciotole in vernice nera.

Le anfore erano stivate con il sistema tipico delle navi onerarie romane, in strati sovrapposti. Negli spazi residui era impilato il vasellame accessorio. Ciò consentiva di sfruttare al massimo lo spazio e di mantenere fermo il carico. L’aspetto sorprendente è che le anfore pesano vuote 21,5 chili e il loro contenuto era di 26 litri: ogni anfora pesava quindi circa 45 chili. La nave aveva dunque una portata di oltre 450 tonnellate!

Principali tappe del ritrovamento

La scoperta della nave romana si deve al pescatore locale Antonio Bignone, conosciuto anche come “Prain” (dal luogo di origine della famiglia), nelle cui reti nel 1925 finirono tre anfore di epoca romana a circa un miglio dalla costa e a 40 metri di profondità.

Il primo intervento di scavo del relitto risale al 1950: furono recuperate circa 1.000 anfore, ma in gran parte furono danneggiate durante le operazioni. Quel primo tentativo, criticato per i risultati, portò a una presa di coscienza dell’importanza dell’archeologia sottomarina.

Solo nel 1957, con l’istituzione del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina di Albenga, iniziarono i primi rilevamenti fotografici del relitto: si constatò che, subito dopo il naufragio, vi era stato un rapido insabbiamento del fondale e un riempimento di fango proveniente dal fiume Centa.

Le scoperte più rilevanti furono fatte tra il ’70 e il ’71: la nave doveva essere lunga circa 40 metri e larga 10; le anfore dovevano essere 10.000 e la portata della nave doveva essere all’incirca di 450 tonnellate.

Museo Navale Romano

Museo Navale Romano di Albenga

Ospitato nel secentesco palazzo Peloso Cepolla e totalmente votato al mondo sommerso, il Museo Navale Romano di Albenga nacque nel 1950 a seguito della scoperta del relitto della nave oneraria. La stiva, con le anfore nella disposizione originaria del carico, è ricostruita nella sala principale, imperdibile attrattiva di questo luogo spettacolare. Visita il sito web del Museo!

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